Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone. Sono i nomi dei sette lavoratori della ThyssenKrupp che morirono in un incidente nel dicembre del 2008, all’epoca lo raccontai:
Quelli che lavorano alle acciaierie sanno di fare un lavoro pericoloso, perché le macchine e i materiali usati per trasformare il metallo superano qualsiasi dimensione umana, con il processo di fusione, forgia, lamine enormi di metallo che avanzano, masse in movimento. E’ un lavoro fatto di fatica, rumore, intuizione, tecnica, esperienza, rischio, concentrazione.
Quando il gruppo che lavorava alla linea 5 tentò di spegnere un piccolo incendio, che, come altre volte era scoppiato all’entrare in contatto del metallo rovente con alcune parti della macchina, scoprirono che gli estintori erano vuoti. In quel momento la prima esplosione scatenò l’inferno. Gl’ispettori dicono che accertato 116 violazioni delle norme di sicurezza nella linea di produzione dell’incidente. La stavano chiudendo, la stavano smantellando, ma era ancora attiva.
Domenica, al ritorno da Valencia, F. mi ha chiesto se avevo letto qualche giornale italiano e mi sono spaventata (con la poca capacità di spaventarci che ci resta quando leggiamo giornali italiani), ma questa volta era per darmi una buona notizia: venerdì 15 aprile la Corte D’Assise di Torino ha condannato l’amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, per omicidio volontario, a 16 anni e mezzo di prigione. A lui e a tutti i responsabili della mancanza di misure di sicurezza.
Omicidio volontario. E’ una sentenza storica, perché le pene sono altissime, sia quelle di reclusione che quelle economiche. Lo è anche perché condanna tutti i responsabili, perfino il consiglio di amministrazione, dicendo che è lì dove si prendono le decisioni sulla sicurezza e in questo caso la decisione si prese sapendo perfettamente che si sarebbero messe in pericolo le vite dei lavoratori e si la prese per risparmiare. Si risparmiarono 800.000 euro e ne dovrammo pagare, in totale, venti milioni.
E’ la prima volta che la decisione meschina e criminale di non investire in sicurezza e di non rispettare la legge, si condanna come omicidio volontario ed è la prima volta che si condanna un amministratore delegato. E’ una buona notizia non perché qualcuno passerà 16 anni in prigione, ma è una buona notizia perché forse, a partire da oggi gli amministratori delegati e tutte le persone implicate nel prendere decisioni ci penseranno due volte e se non faranno le cose per bene per decenza, lo faranno per paura, per paura della legge. E i sono i pubblici ministeri e i giudici, che in questo paese sono una specie di eroi, che ci salvano la speranza.
La prima cosa bella da un annetto almeno